Thaddäus Salcher

∗1964, Italy
lives and work in Ortisei, Italy

Thaddäus Salcher svolge l'apprendistato da scultore dal padre Richard Salcher per poi frequentare l'Accademia di Arti Figurative di Monaco con il Prof. Ladner. Nel 1997 inizia la sua attività artistica a Monaco di Baviera e qualche anno più tardi, si trasferisce a Ortisei dove vive e lavora attualmente. Thaddäus Salcher ricerca le origini della forma pura ed essenziale presentando, in una brillante varietà di proposte, le sue invenzioni risolte nel ferro e sempre di grandi dimensioni.

Radicalmente non rappresentativa, la scultura Waiting di Thaddäus Salcher si allinea, nel titolo e nell’invenzione, ai “Concetti spaziali” denominati “Attese” che Lucio Fontana realizzò alla fine degli anni ’50. Entrambi operano dei tagli: Fontana sulla tela colorata li marca netti, lunghi e verticali, mentre Salcher sulla superficie del ferro li conduce serpeggianti, garbati e lievi; il senso che essi conferiscono alla scultura è il valore espressivo del silenzio, o di “spirituale quiete e speranza”, come dice l’artista, che egli cerca nella propria anima e nell’anima delle sue opere.

Dirige infatti le fenditure non come lacerti di dolore, ma quali fessure ingentilite di gioia, la stessa che colma ogni attesa, come il titolo dell’opera rammenta; pur tuttavia, esse si risolvono anche come segni primordiali e astratti, assoluti per eleganza formale ed essenzialità. Imprimono un movimento cadenzato sulla superficie, ne interrompono la continuità plastica e concorrono a ornare quasi pittoricamente di luce la scultura da entrambe le sue parti, stabilendo un varco tra ciò che è al di qua e al di là dell’opera.

Salcher materializza così uno spazio che è ovunque, che cinge e trapassa la scultura. E nella dialettica tra pieno e vuoto, tra luce e ombra, l’artista accentua il valore della superficie, ne evidenzia la fisicità sino quasi ad annullare la distinzione tra pittura e scultura, dichiarando il valore concettuale e non mimetico della sua creazione.

Anche il velo di ruggine che lo scultore ha deliberatamente lasciato affiorare dal ferro rappresenta non soltanto una nota cromatica che modifica la durezza del materiale, ma volge il sentimento in una realtà carica di memorie e di vissuto, come nei sacchi lacerati e ricuciti di Alberto Burri, che trova sempre il proprio riscatto nella bellezza del gesto creativo.

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