Biennale Gherdëina 2
19.07. – 01.10.2010
Dove è scultura
A cura di
Chiara Canali
Concept
“Dove è la scultura”: punti di vista e prospettive della statuaria contemporanea – Nella regione dell’Alto Adige, in Val Gardena, si è tramandata per lungo tempo la tradizione della scultura e, della statuaria in legno in particolare, grazie agli influssi provenienti dall’Europa settentrionale e dalla Germania fin dalla fine del Quattrocento inizi del Cinquecento. Si trattava di una produzione a destinazione esclusivamente sacrale aperta a motivi figurativi o artigianali derivati dal Nord.
La peculiare conformazione geografica e storica della regione ha permesso di conservare fino ad oggi questa eredità culturale nei luoghi della Val Gardena secondo due filoni ormai nettamente distinti: il primo relativo alla lavorazione del legno come arte applicata nelle categorie dell’arte sacra, della suppellettile, della decorazione; il secondo inerente l’attività propriamente artistica degli scultori provenienti dalle Accademie e dalle Scuole d’arte a contatto con i più influenti maestri della materia.
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“Dove è la scultura”: punti di vista e prospettive della statuaria contemporanea – Nella regione dell’Alto Adige, in Val Gardena, si è tramandata per lungo tempo la tradizione della scultura e, della statuaria in legno in particolare, grazie agli influssi provenienti dall’Europa settentrionale e dalla Germania fin dalla fine del Quattrocento inizi del Cinquecento. Si trattava di una produzione a destinazione esclusivamente sacrale aperta a motivi figurativi o artigianali derivati dal Nord.
La peculiare conformazione geografica e storica della regione ha permesso di conservare fino ad oggi questa eredità culturale nei luoghi della Val Gardena secondo due filoni ormai nettamente distinti: il primo relativo alla lavorazione del legno come arte applicata nelle categorie dell’arte sacra, della suppellettile, della decorazione; il secondo inerente l’attività propriamente artistica degli scultori provenienti dalle Accademie e dalle Scuole d’arte a contatto con i più influenti maestri della materia.
Tanti sono i nomi che in quest’ultimo decennio si sono distinti sulla scena artistica contemporanea, da Walter Moroder a Franz Canins, da Willy Verginer ad Aron Demetz, uno dei principali interpreti della precedente Biennale Gherdëina e della 53° Biennale di Venezia.
In questa edizione sono stati selezionati cinque protagonisti locali, già riconosciuti e affermati in ambito italiano e internazionale per la qualità del lavoro e per la rilevanza del percorso espositivo: Arnold Holzknecht, Wilma Kammerer, Philipp Messner, Gerald Moroder e Peter Senoner.
Questi artisti sono gli ultimi e i più giovani di una serie di scultori che compare senza soluzione di continuità in una catena storica lunga mezzo millennio. Artisti che sono nati, cresciuti e vivono tutt’ora in una comunità con un’identità forte e tutelata come quella ladina della Val Gardena, ma che hanno studiato o si sono formati a contatto con la cultura mitteleuropea di Monaco e Vienna, oppure hanno fatto esperienze professionali a Parigi, New York, Tokyo. Artisti che producono vere e proprie statue o sculture secondo i principi plastici dello sbozzare e dello scolpire il legno o la pietra, e nello stesso tempo sono aggiornati sulle più moderne tecniche di produzione meccanica o seriale, dall’assemblaggio del ferro alla lavorazione a laser dell’alluminio. Il fatto che ognuno di essi abbia poi utilizzato materiali distinti contribuisce a fare di questo elenco un ventaglio di differenze sostanziali.
Nella Biennale Gherdëina la scultura contemporanea, non più de-bitrice di una tecnica o di una materia tradizionale, si confronta con una ricchezza di soluzioni riconducibili all’efficacia di ciascun materiale, mettendo in gioco una varietà di significati estetici, emotivi e intellettuali connessi con la sfera esistenziale dell’uomo e, contemporaneamente, stigmatizzando un repertorio di metafore, allusioni e rituali che caratterizzano l’attualità. Tuttavia, la metodologia di lavoro e l’esperienza della manualità, in una pratica che tiene conto del volume, della massa e della tecnica, sono per questi scultori questioni basilari che non vengono destituite dall’idea, dall’invenzione e dall’effetto scenico. Come afferma Marco Tonelli,“si tratta di scultori che hanno messo in crisi questa pratica e la sua teorizzazione, senza però abbandonarle né sostituirle con oggetti (al limite servendosi di essi o compiendo una lunga circumnavigazione intorno alla definizione di scultura e di statua)” .
Benché trasformata dal mutato rapporto con i materiali e con l’universo della tecnologia, l’idea di scultura non può più essere in-tesa al di fuori del tempo e dello spazio in cui la materia, vecchia o nuova che sia, prende forma e visibilità. In relazione diretta con l’ambientazione e i punti di vista della vallata, l’itinerario delle opere – collocate nella zona pedonale del centro storico di Ortisei – tiene conto da un lato della natura e del paesaggio come sfondi originari della scultura, dall’altro delle architetture e delle costruzioni come linee essenziali con cui si relaziona. A tal proposito vorrei riallacciarmi a una significativa affermazione dello scultore Antony Gormely sulle finalità e la destinazione del proprio lavoro: “Io voglio rimpossessar-mi della sensazione di uno spazio immaginario all’interno del corpo. Voglio che ci sia una pressione interna all’opera, che abbia una rela-zione con l’atmosfera che percepiamo con il nostro corpo attraverso la pelle dell’opera” .
Una dichiarazione che evidenzia come l’oggetto scultoreo possieda dei caratteri che dipendono dalle modalità secondo cui viene situato in uno spazio o in un contesto e viene esperito da un osservatore. In questo senso ho esplicitamente citato nel titolo di questa introduzione il recente saggio „Quando è scultura“ che a sua volta prende spunto da una espressione di Nelson Goodman utilizzata per definire la nozione di arte. Se la domanda e la sfida del libro è spostare l’ago della bilancia dal “che cosa” al “quando” è scultura, in considerazione non solo della sostanza ma anche della funzione, io vorrei soll-ecitare l’attenzione sul “dove” della scultura, in riferimento non solo all’origine storica, geografica o sociale di una scuola o di un artista, ma anche alla collocazione o alla destinazione finale della scultura, in costante rapporto alle condizioni di veduta e alle sollecitazioni di un luogo. Lo scultore è un conquistatore di spazi, un costruttore di segni che devono entrare in rapporto diretto con il mondo, opponendosi all’ambiente circostante oppure adattandosi alle sue prospettive e catturandone le energie presenti. Ne consegue la volontà dell’artista di imprimere nel corpo spettacolare della scultura i significati esistenziali ed emotivi spesso intrappolati nelle trame della vita, sfruttando la capacità della scultura di irradiare flussi e stimoli visivi.
di Chiara Canali
Artiste e Artisti
Locations
Zona pedonale
Via Rezia 2-59
Team
Doris Ghetta – Direttrice artistica • Igor Comploi – Produzioni • Judith Sotriffer – Assistenza • Simon Perathoner – Fotografo • Diego Moroder – Grafica
Supporters
The Biennale Gherdëina would like to thank the institutions, all its loyal supporters, and the friends of the Biennale, whose support makes the realisation of this event, its side programmes and all its activities possible.
Organizer & Supporter
Comune di Ortisei – Major Ewald Moroder,
Councillor Lara Moroder Oberkofler, Armin Lardschneider • Dolomites Val Gardena – President Ambros Hofer, Director Beatrix Insam • Regione Autonoma Trentino Alto Adige • Provincia Autonoma di Bolzano Alto Adige • Stiftung Südtiroler Sparkasse
Sponsor
Architekten Mahlknecht Comploi • Barth building interior architecture • WEICO