Biennale Gherdëina 5
22.07 – 11.09.2016
FROM HERE TO ETERNITY
A cura di
Adam Budak
Concept
FROM HERE TO ETERNITY (ECCO DOVE MI PORTA) – Senza un’eternità, senza uno specchio delicato e segreto di ciò che passa nelle anime, la storia universale è tempo perduto, e con essa la nostra storia personale – il che, scomodamente, fa di noi altrettanti fantasmi.
Jorge Luis Borges, Storia dell’Eternità, 1936
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Adam Budak è nato in Polonia nel 1966. Ha studiato studi teatrali e filosofia a Cracovia (Polonia) e storia dell’arte a Praga (Repubblica Ceca) e Colchester (Inghilterra). Oltre al suo lavoro come docente ospite all’Accademia d’Arte di Gand (Belgio) e all’Università Jagellonica di Cracovia, Budak ha lavorato come curatore presso varie istituzioni artistiche internazionali: dal 1998 al 2003 presso la casa d’esposizione Bunkier Sztuki di Cracovia, dal 2003 al 2011 presso la Kunsthaus Graz, dal 2012 al 2013 presso l’Hirshhorn Museum and Sculpture Garden di Washington D.C. (USA), e dal 2014 come direttore artistico della Galleria Nazionale di Praga.
Biennale Gherdëina 5
FROM HERE TO ETERNITY (ecco dove lei mi porta)
La Val Gardena, con la sua natura mozzafiato, il suo ricco paesaggio culturale, la sua tradizione artistica unica, insieme alla storia drammatica della sua regione e al tessuto sociale contemporaneo, fa da sfondo alla mise en scène di narrazioni del desiderio interpretate dagli artisti invitati alla quinta edizione della Biennale Gherdeina. Trascendendo la nozione del qui, ma tracciando nello stesso tempo un percorso verso il là-fantasma spazio-temporale di coesistenza e resistenza, gli artisti sfidano la solidità della tradizione (locale) e dell’identità (regionale).
La mostra, intitolata FROM HERE TO ETERNITY, mappa un’ibridazione del vernacolare (il comune, l’ordinario, ma pure il domestico, il nativo) nel passaggio verso un universo espanso in cui fenomeni e temi, una volta resi familiari e domati, cambiano significato e svelano una complessità che va al di là di ogni appartenenza particolare, di ogni modello culturale, storico, geopolitico e sociale. Spesso associato a un senso di “atemporalità”, e connotato emotivamente dalla nozione di luogo e di casa (nota come Heimat in tedesco), il “vernacolare” deriva originariamente dall’etimo latino verna, che si riferiva agli schiavi che, al contrario di quelli acquistati al mercato, nascevano come figli di schiavi nella casa del padrone. Più in generale, il termine si riferiva a cose appartenenti o legate naturalmente alla sfera domestica, a differenza degli affari di stato (res publica). Da quell’epoca in avanti, il termine “vernacolare” ha espresso la tensione tra la chiusa sfera domestica e la sfera pubblica, rimandando alle caratteristiche endemiche proprie di una regione specifica, a qualità etniche, a malattie circoscritte o alla lingua parlata in essa. In inglese, il verbo vernacularize veniva usato con l’accezione di aiutare qualcuno ad adattarsi alle specificità della regione, fare sentire qualcuno a casa.
Mentre affermano la particolarità locale, gli artisti presenti alla quinta Biennale Gherdeina decostruiscono attivamente il vocabolario del vernacolare, attivando uno spostamento necessario nella comprensione di esso, alla ricerca, mantenendo sempre le distanze critiche e con intenzione defeticcizzante, di un nuovo e culturalmente aggiornato rapporto sociopolitico con un sito e un luogo di origine. Concepita come dialogo tra diverse posizioni artistiche che valorizzano materiali, economie, linguaggi e citazioni, la mostra rivaluta il vernacolare come fonte preziosa, soggetta a un processo di radicale trasformazione nel corso del quale storie, tradizioni e patrimoni sono posti in un flusso e mediati. Qui sono in gioco le forme vitali dell’attaccamento e della fuga come veicoli attivi di una nuova formazione identitaria; qui geometria concettuale, riti mitologici e storici, tradizione e illusione, arte autoriflessiva e sensualità materiale/formale tramano con l’equilibrio della materia, con la magia percettiva, con il corporale e il minimo alchemico, mappando così una traiettoria da qui all’eternità.
E così la mostra FROM HERE TO ETERNITY si impegna nell’azione di “disfare” il vernacolare, indagando la possibilità di un’alchimia in un mondo, quale quello odierno, fatto di idee omologate e canoni predefiniti. Apre uno spazio polifonico, non generico, in cui storie e temi si scontrano e dialogano tra loro in una vertigine di resilienza e produttività; individua il qui come terreno fertile di creatività sfrenata, una zona di potenzialità allestita per un viaggio avventuroso verso una sorta di “eternità” immaginaria e avveniristica, un approdo presumibilmente sicuro ed eterotopico, in cui i pensieri si srotolano con generosità, al di là dei limiti e dei vincoli locali.
FROM HERE TO ETERNITY è, in primis, una mostra sul desiderio e sul trasferimento, un viaggio immaginario. Disposte elegantemente all’interno di uno spazio pubblico rappresentato dalla zona pedonale della cittadina di Ortisei (nonché nella Chiesa di Sant’Antonio e presso la Galleria del Circolo Artistico e Culturale), le opere – per la maggior parte sculture, ma anche installazioni, oggetti, disegni, performance e video – sono state in larga misura concepite appositamente per la Biennale e, per lo più, realizzate in legno – materiale molto amato da queste parti – in collaborazione con artigiani locali e presso le botteghe degli intagliatori. Le narrazioni della mostra viaggiano oltre l’utopia verso l’eternità fantasmagorica, spiegandosi dolcemente come la poesia recitata da Sant’Agostino e, nel contempo, abbracciando tempi e destini. Qui, l’atto di pensare e il gesto di fare, il pensiero e il processo, il prima, l’ora e il dopo – una simultaneità che costituisce l’eternità – si manifestano attraverso il richiamo nostalgico del qui e l’astratto e seducente là… l’eterno.
Intagliato a mano da singoli blocchi di legno, le figure umane di Stephan Balkenhol emanano atemporalità, non mostrano segni di sentimenti soggettivi o emozioni e non contengono alcun riferimento sociologico o socio-critico: hanno una presenza completamente autonoma. Nella sua opera, concentrata sul concetto di “senza luogo”, Adrian Paci sovverte l’idea del ritorno a casa trasformando le identità culturali, mentre Christian Kosmas Mayer si interessa della retorica del fallimento, esumando la storia come fosse un rudere irreparabile, un cimelio che recita il ruolo del protagonista disperato sulla scena abbandonata della post-storia.
Katinka Bock esprime una voglia post-romantica di desiderio; il suo è l’ennesimo ritorno all’arcaico e al primordiale: il ritorno delle reliquie del passato. Szymon Kobylarz racconta una ricerca utopica alla conquista della scienza e della natura; il suo elogio dell’artigianato e del lavoro umano, insieme a un omaggio alla scienza e alla conoscenza, costituisce una testimonianza accurata del mondo odierno sull’orlo del disastro naturale e tecnologico.
L’opera poetica e minimale di Xavier Veilhan è un omaggio alla storia e alla natura, al passaggio del tempo e alla volontà del genere umano di conquistarla. Nella gestualità performativa con cui ricostruisce la storia, Franz Kapfer fa un salto simbolico sopra geografie e riferimenti sociopolitici. Fernando Sánchez Castillo demistifica storia e tradizione attraverso la messinscena di una memoria collettiva, mentre Marzia Magliora parla di una storia regionale di giocattoli e, in modo performativo, drammatizza la divisione geopolitica. L’arte di Anna Hulačová è una revisione critica di qualsiasi tradizione folklorica e locale. Immersa nel fantasmagorico, la sua opera mappa un momento pre-culturale di formazione identitaria.
Quelle di Michele Bernardi sono traduzioni poetiche di desiderio e ricordo; le sue forme elementari e gli scheletri degli oggetti rimandano l’eco della natura e tentano di catturare la caducità dell’esperienza. Le pitture e le sculture di Nicola Samori sono celebrazioni del predominio della storia (e della religione) sulla coscienza e sull’immaginario collettivo del genere umano. La sua opera ci conduce in un affascinante viaggio attraverso i labirinti di uno “stato d’animo vernacolare”.
Adam Budak, curatore
Notturno il fiume delle ore scorre dalla sua sorgente che è il domani eterno…
Miguel de Unamuno
[1] Borges, Jorge Luis, A History of Eternity, in Borges, Jorge Luis, The Total Library. Non-Fiction 1922-1986, Penguin Classics, London 2000.
[2] Borges, op. cit., p. 136.
[3] Stewart, Susan, On Longing, Duke University Press, Durham NC, 1993.
[4] Borges, op. cit., p. 136.
[5] Umbach, Maiken and Hüppauf, Bernd (eds.), Vernacular Modernism. Heimat, Globalisation and the Built Environment, Stanford University Press, Stanford CA, 2005, p. 9.
Locations
Zona pedonale
Via Rezia 2-59
Circolo Artistico e Culturale
Via Rezia 102
Container
Via Rezia 102
Team
Doris Ghetta – Direttrice • Igor Comploi – Direttore di produzione • Eva von Ingram Harpf – Project Manager • Willi Crepaz – Produzioni • Victoria Dejaco – Assistenza al curatore • Dall’O & Friends – Studio grafico • Simon Perathoner – Fotografo
Supporters
The Biennale Gherdëina would like to thank the institutions, all its loyal supporters, and the friends of the Biennale, whose support makes the realisation of this event, its side programmes and all its activities possible.
Organizer & Supporters
Municipality of Ortisei – Major Tobia Moroder • Tourism Association Ortisei – President Ambros Hofer, Director Beatrix Insam
Supporters
Autonomous Region Trentino-Südtirol • Autonomous Province of Bolzano • Provinzia Autonoma de Balsan - Cultura Ladina • Municipalities of Val Gardena • Tourism Association of Dolomites/Val Gardena • Stiftung Südtiroler Sparkasse / Fondazione Cassa di Risparmio
Sponsor
Atelier 3DW • Adler Spa Resorts & Lodges • Assiconsult International Insurance Broker • Barth building interior architecture • Finstral • Hartmann Hotels • Karl Pichler • Pichler Steel structures & Facades • Raiffeisen Gherdëina • Raiffeisen Ciastel - Urtijëi • Schweigkofler • Socrep
Tecnical Sponsor
Arthotel Anterleghes • Beton Eisack • Gebr. F.lli Ciechi
Friends of Biennale Gherdëina
Arthotel Anterleghes – Selva • Cafe Corso – Ortisei • Baufirma Geom. Martin Gebhard – Lajon • Beton Eisack – Chiusa • F.lli. Ciechi – Ortisei • Carletto Senoner – Selva • Farmacia Sella – Ortisei • Hotel Engel– Ortisei • Hotel Gardena – Ortisei • Hotel Genziana – Ortisei • Rabanser Getränke – Ortisei