Valentina Furian
∗1989, Italy
Valentina Furian adotta film, performance e fotografia per indagare la relazione tra realtà e finzione, umanità-natura e sul rapporto interspecie, soprattutto con gli animali. Nei suoi film si sofferma in particolare sul processo di addomesticamento degli animali protagonisti delle sue immagini in movimento, da un lato l’abbandono del mondo selvatico, dall’altro l’affermazione del dominio dell’essere umano sulla natura. Nel video55(2019), ad esempio, l’artista punta l‘obiettivo su un cane che abbaia e ringhia a un qualcosa che arde fuori campo. Grazie alla luce delle fiamme si riescono a intuire le zanne bianche dell’animale angosciato dal fuoco, strumento principe dell’essere umano, e il suo latrare disperato e incessante mette chi guarda il video nella stessa condizione di angoscia. Prodotto a Buenos Aires con il sostegno di Fundación PROA e presentato per la prima volta aThe Parliament of Marmots, il video in mostrasi concentra sulla figura mitologica del centauro, una creatura che ibrida il corpo di cavallo con il busto di un essere umano. L’obiettivo della videocamera si concentra sui movimenti nervosi e trattenuti dell’animale addomesticato: i muscoli si tendono, le articolazioni si piegano. Lo schermo, sospeso da terra, permette la visione da entrambi i lati, includendo così il pubblico nell’immagine e facendolo diventare parte dell’ibrido, tra realtà e finzione, tra umano e animale.Il corpo statuario, fuori scala, dell’animale diventa un’astrazione, un paesaggio epidermico, una montagna in movimento che fluttua senza mai posarsi a terra.
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