Masatoshi Noguchi
∗1988, Japan/Italy
Masatoshi Noguchi (1988, Yokohama, Giappone) vive in Alto Adige dal 2021. Principalmente di natura effimera, le sue opere mettono in equilibrio sentimenti di isolamento, malinconia e vitalità. Includendo materiali quali attrezzi per pulire, piante e cibo, la sua pratica ritrae in modo leggero l’esaurimento delle risorse umane e del pianeta, portando l’attenzione su una resistenza morbida come modello di sopravvivenza in tali circostanze.I sistemi ciclici hanno un ruolo centrale nella sua pratica artistica. Materiali organici appaiono in diversi stadi della loro esistenza – da piante fresche, a forme seccate o processate, come la cottura. Di conseguenza, le opere sono spesso transitorie – a volte perfino edibili. Come per le stagioni, che vanno e vengono, in un ciclo continuo, le opere di Noguchi si tendono verso i movimenti celesti responsabili del clima e della gravità, visti come la scala più grande nella quale si manifesta il nostro ecosistema. Da questa prospettiva la sua interazione con domande pedagogiche si muove in equilibrio tra il controllo e la libertà, tra il giardino curato e la crescita selvatica.
“Nel processo di transizione verso una stagione fredda, quali semi dovremmo piantare? O dovremmo piuttosto, come Frederik, raccogliere raggi di sole, colori e belle parole per i giorni più bui?”
All’interno di una galleria ferroviaria in disuso nel cuore di Ortisei, Noguchi realizza un’installazione che pone domande sulle stelle, i calendari e le stagioni – specialmente l’inverno. Quando l’umanità si è evoluta dalla caccia all’agricoltura, le osservazioni celesti hanno assunto nuovi significati. Motivi di stelle sono apparsi nei dipinti rupestri e in siti funebri, riflettendo nuove connessioni tra l’ambiente e il futuro con le ciclicità annuali. La galleria – un tempo spazio di transito, ora diventato magazzino – diventa un sito dove l’orientamento comincia a vacillare. Lungo il soffitto a volta, il disegno di una meridiana ritraccia un sistema che non può funzionare, dipendente da un sole che non raggiungerà mai quello spazio. Luce e ombre
sono concepite come in relazione tra loro – ma all’interno dell’installazione di Noguchi le ombre diventano indipendenti e assumono un volere proprio. In questo gioco, la certezza si dissolve. Tempo, ombre e stagioni vengono distorte nella galleria.
Sotto al disegno sulla volta appare un’altra installazione che ricorda una meridiana. 12 and the Sun fa riferimento all’orologio, ai dodici mesi, a dodici colori e ai cicli celesti. Qui, le ombre paiono prendere vita propria, riunendo più posizioni del sole contemporaneamente.
Di fronte a questo ordinamento del tempo, le stagioni appaiono più come un’esperienza che un sistema. Riflettono sia il nostro ambiente che le nostre emozioni, riecheggiando le gesta del topo Frederik nel libro per bambini del 1967 di Leo Lionni, che al posto di cibo raccoglie luci, colori e parole piacevoli per sopravvivere all’inverno. Con le sue installazioni Noguchi cattura nell’oscurità invernale la fragranza e il colore della primavera in arrivo.